Complessità nel sistema giuridico

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La Norma Giuridica

Alla formazione di una società organizzata concorrono i più disparati processi socio-evolutivi - di tipo ecologico, economico, religioso, ideologico - che variano considerevolmente da popolo a popolo. Tra tanta diversità possono, però, individuarsi alcuni tratti comuni.                                           
Uno di essi, di fondamentale importanza per indagare l'evolversi delle dinamiche socio-giuridiche, è senz'altro il tratto della disuguaglianza.    
La disuguaglianza è il peccato originale alla base di ogni gruppo sociale organizzato. In ogni società vi sono disuguaglianze di ricchezza, di status e di potere, ma la prima disuguaglianza è costituita ab origine dalla disparità biologica; la morfologia, la forza fisica, l'età, il sesso altro non sono che variabili di disuguaglianza tra individuo e individuo che si riverberano nelle relazioni interpersonali, unitamente alle altre variabili di tipo psicologico-comportamentale.
Restando in ambito antropologico sociale, si osserva che generalmente il ruolo di capo è rivestito dal membro più forte; nelle società senza stato, a potere diffuso, in cui prevalgono le relazioni di parentela ed alleanza, i privilegi e gli obblighi sono legati alla gerarchia generazionale ed alle differenze sessuali; le società evolute in forma di stato posseggono un apparato governativo con gerarchie e segmentazioni di potere a struttura piramidale, ma, che si tratti del governo di uno solo, o di più individui e gruppi oligarchici, o di rappresentanti delegati dal popolo, l'esercizio effettivo del potere e l'atto di governare risultano sempre prerogativa di uno o più individui più forti , sostenuti da uno o più gruppi in quel dato momento dominanti.    
L'esercizio del potere si estrinseca in una relazione di dominio-dipendenza che tanto più è agevole mantenere quanto più si rende accettabile da chi deve subirla; una delle ragioni primarie che giustificano il patto collettivo di sottomissione ad una autorità sovraordinante è la sentita esigenza di regolare i conflitti all'interno del gruppo sociale ed i rapporti del gruppo con l'esterno. l'idea di Giustizia nasce proprio come utopica pulsione al superamento della diversità insita tra i consociati che, se non nascono uguali tra loro, sentono il bisogno di sentirsi tali di fronte ad un sistema normativo comune che, pertanto, si pone come parametro esterno di riferimento. Ovviamente, questa uguaglianza non coincide con la Giustizia intesa quale valore assoluto, attenendo, invece, alla diversa dimensione della parità tra i consociati di fronte alla legge che li governa - legge che può essere giusta ma anche non esserlo. Un brillante quanto equivoco brocardo latino recita: ubi societas ibi ius, ubi ius ibi societas ed è senz'altro il caso di domandarsi a quale ius si faccia riferimento o, in altri termini, in che modo possa distinguersi una norma giusta da una ingiusta .    
Essendo il diritto un prodotto dell'uomo, le norme e le regole che egli pone di fatto si autogiustificano, così ingenerando il fraintendimento che esse siano giuste per il solo fatto di essere state emanate; certo è che, se il potere si fonda sulla disuguaglianza ed è detenuto dal più forte, l'ideologia di chi in quel momento lo detiene prende naturalmente il sopravvento rispetto a coloro che la pensano diversamente e di fatto condiziona le scelte legislative. Nella migliore delle ipotesi le regole giuridiche sono comunque il frutto di una mediazione politica che spesso le rende confuse. Così nel mondo giuridico attuale, accanto al principio della c.d. certezza del diritto , che attiene alla preesistenza della norma ed alla sua (teorica) conoscibilità a priori, v'è un costante sforzo concettuale diretto all'ermeneutica, vale a dire all'interpretazione della norma data affinché a posteriori trovi, per quanto possibile, armonizzazione sistematica.
Volendo commentare dall’esterno, e senza sposare alcuna ideologia, si può affermare in linea generale che una norma giuridica è giusta quando costituisce espressione dei valori etico-sociali condivisi dalla maggior parte dei consociati.

Complessità della Norma Giuridica    

con l'evoluzione dei sistemi sociali, nel sistema giuridico, si afferma la possibilità di sostituire alla realtà la finzione , espediente che, con le sue infinite possibilità elaborative, finirà per rappresentare il momento maggiormente propulsivo del diritto. La c.d. fictio iuris consiste appunto in assunti giuridici che si sostituiscono alla realtà reale creando una realtà fittizia alla quale il sistema riconosce efficacia giuridica. Uno strumento che, se in epoca romana ha funzione sussidiaria di creare nuovo diritto, lasciando immutato quello esistente, attualmente permea la stessa essenza del sistema minacciandone la credibilità.    
Un esempio tra i più significativi: la norma giuridica presume e pretende di essere conosciuta dai consociati, ed infatti è disposto che la legge non ammetta ignoranza; tuttavia si stima che in Italia le sole leggi nazionali siano circa cinquantamila (alle quali vanno aggiunte le legislazioni locali, i regolamenti, le norme comunitarie) e, di fatto, la conoscenza di tutto il corpo delle leggi attualmente in vigore è impossibile a chiunque, ed il volerlo presupporre si traduce in una grottesca finzione. Vera e reale è, invece, la sanzione che comunque accompagna la violazione del precetto, a nulla rilevando che essa si sia verificata soltanto per mera mancanza di sua conoscenza.
Peraltro, il sistema legislativo attuale non soltanto è oltremodo prolifico di norme, di ogni ordine e rango, ma, soprattutto, abbandonata una visione rigidamente codicistica del diritto, produce una legislazione priva di ordine sistematico, sovente neppure autonomamente comprensibile, nella misura in cui un disposto rimanda ad altro precedente disposto; si aggiunga che lo sforzo ermeneutico del mondo giuridico si traduce in ulteriori variabili interpretative, e che tali interpretazioni possono non essere univoche .
Il sistema diventa, così, una sorta di labirinto cognitivo del quale si può venire a capo, paradossalmente, soltanto in qualche misura prescindendone. Il c.d. sciopero bianco , uno dei maggiori esempi del processo burocratizzazzione che colpisce i sistemi pubblici, consiste nella puntuale applicazione delle leggi e dei regolamenti da parte dei lavoratori preposti agli uffici e comporta che inevitabilmente l'attività lavorativa si paralizzi; vale a dire che le norme attuali applicate puntualmente rendono impossibile la vita sociale e soltanto una parziale disapplicazione del sistema gli consente di funzionare.
Di fatto, l'abuso della possibilità di svincolare la realtà dalle conseguenze che se ne vogliono far discendere, nel mentre continua a garantire all'autorità sovraordinante inesauribili possibilità di soluzioni funzionali agli scopi da perseguire, di contro genera costrutti giuridici sempre più artificiosi e privi di aderenza sociale (in altri termini ingiusti ), il che rende l'attuale sistema di diritto un sistema complesso.



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